L’Aids uccide ma nessuno ne parla più Senza finanziamenti è a rischio il vaccino anti-Hiv

mag 14, 2015 1 Comment by

ROMA – «Aids, se lo conosci lo eviti. Aids, se lo conosci non ti uccide». I trentenni la ricorderanno certamente, perché è stato per molti anni l’headline più famoso di una delle campagne informative promosse dal ministero della Salute per il controllo della diffusione dell’Aids attraverso il contagio del virus Hiv. Erano gli inizi degli anni ’90 e dell’Aids in Italia se n’è parlava poco, e spesso i pregiudizi sulla malattia mietevano più vittime dello stesso virus.

Un frame dello spot di Armando Testa

Un frame dello spot di Armando Testa

L’agenzia Armando Testa si aggiudicò allora, per una commessa miliardaria, la realizzazione di uno spot che aveva come obiettivo quello di concentrare l’attenzione sulla possibilità di contagio della malattia solo attraverso rapporti sessuali a rischio o non protetti e attraverso il contagio di sangue infetto, quindi «mai più siringhe usate». Il layout dello spot televisivo, rigorosamente in bianco e nero quasi a ribadire la necessità di concepire un messaggio discreto e senza discriminazioni nella neutralità di un fondo in chiaroscuro che al tempo stesso esaltava l’anonimato, con un messaggio subliminale inquietante incorniciato da un alone viola che marcava impietosamente i soggetti sieropositivi che si affannavano nel tran tran e nel caos quotidiano.

Un must della comunicazione che aiutò a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema in modo da renderla più consapevole dei rischi e allo stesso tempo più libera dai pregiudizi iniziali sul contagio della malattia.

Massimo Raimondi della Caritas di Villa Glori

Massimo Raimondi della Caritas di Villa Glori

Oggi di Aids si continua a morire anche se l’attenzione nei confronti di un flagello che solo in Italia conta attualmente 6000 nuove infezioni, sembra aver subìto una drastica battuta di arresto. «È come se in questi anni fosse passato il messaggio che “tutto va bene” – ci racconta Massimo Raimondi, responsabile della Caritas di Villa Glori, il primo presidio di Casa Accoglienza per malati di Aids nella Capitale nata nel 1988, che poi continua incalzando -. È indispensabile che soprattutto fra i giovani non si “abbassi la guardia”, perché le statistiche dimostrano che là dove esiste maggiore informazione è più contenuto e circoscritto il pericolo di contagio per quanto riguarda il virus Hiv. Nella nostra struttura ci sono ospiti che vivono a Villa Glori da circa 15 anni e le relazioni umane fra queste persone costituiscono lo scopo della loro esistenza. Eppure esistono ancora molte resistenze frutto di ingiustificati pregiudizi a frequentare il Centro che è stato fondato da don Luigi Di Liegro».

Il fondatore della Caritas diocesana di Roma don Luigi Di Niegro

Il fondatore della Caritas diocesana di Roma don Luigi Di Niegro

La Caritas Casa Famiglia di Villa Glori per malati di Aids

La Caritas Casa Famiglia di Villa Glori per malati di Aids

Se è vero che la comunicazione è considerata da sempre come il quarto potere, accanto a quello legislativo, esecutivo e giudiziario, come lo ebbe a definire Edmund Burke, alla Camera dei Comuni più di secolo e mezzo fa, quando l’accento era puntato sul giornalismo che allora cominciava a farsi strada, è facile poter immaginare cosa può accadere quando la luce dei riflettori si spegne relativamente ad un problema sociale. A dirlo è anche la dottoressa Barbara Ensoli, direttore del Centro nazionale Aids dell’istituto superiore di Sanità e capo dell’équipe che dagli anni ’90 del secolo scorso lavora per la sperimentazione del primo vaccino contro la malattia del millennio, in occasione di un incontro riservato ai giornalisti nella sede della Caritas di Villa Glori a Roma.

La dottoressa Barbara Ensoli mentre commenta i dati sul vaccino Tat

La dottoressa Barbara Ensoli mentre commenta i dati sul vaccino Tat

«È necessario che se ne parli di Aids, anche perché la malattia non è stata ancora sconfitta. E per farlo è necessario che si continui a fare una giusta informazione anche per stimolare nuove occasioni di discussione che diano la dimensione del problema soprattutto alla nuova generazione che ignora la patologia. Abbiamo fatto grossi passi in avanti con il vaccino che si appresta ad entrare nella terza fase della ricerca medica se i finanziamenti lo permetteranno».

Dopo 30 anni di sforzi finalmente la ricerca riesce a scalfire l’involucro di quella che è considerata come la malattia più insidiosa dell’età moderna. Il vaccino Tat in associazione alla terapia farmacologica (Haart) è in grado di stimolare il sistema immunitario di un paziente con Hiv aumentando l’efficacia degli antiretrovirali e di aumentare sensibilmente le cellule T CD4+, bersaglio del virus. Colpire la proteina Tat è un fattore chiave di virulenza ed essenziale per stabilire l’infezione primaria. Nel tentativo di semplificare al massimo quello che avviene in ambito scientifico, bisogna dire che l’obiettivo dei ricercatori è quello di rendere “inoffensivo” il virus Hiv a seguito di una strategia che mira ad interrompere quelli che sono i processi vitali e quindi la possibilità di replicarsi nell’organismo del contagiato.

La struttura del virus Hiv

La struttura del virus Hiv

Per semplificare le questione ai massimi termini possiamo dire che la sfida alla quale sono stati impegnati gli scienziati in questi anni, sotto la guida della dottoressa Ensoli, era nei confronti dell’involucro virale della proteina Env che, per la sua estrema variabilità, si rende poco aggredibile dagli anticorpi. Il virus infetta le cellule che esprimono sulla loro superficie la proteina CD4 che funge da recettore. Lo scopo del vaccino Tat è quello di colpire la proteina virale Tat (da cui il vaccino prende il nome) e quindi stimolare degli anticorpi anti-Tat che rallentano la progressione dell’Aids. La proteina Tat, legandosi alla proteina Env presente sulla superficie del virus Hiv e responsabile della trasmissione dell’infezione, schermi quest’ultima dagli anticorpi anti-Env prodotti nel corso dell’infezione, rendendoli inefficaci.

Nell’ambito della seconda fase di sperimentazione del vaccino Tat contro l’Hiv-Aids sono stati 168 i pazienti sottoposti ad uno studio terapeutico della malattia, vale a dire per quelle persone per cui la malattia infettiva è conclamata. «Dai nostri studi – sottolinea Barbara Ensoliabbiamo verificato che su un campione significativo di persone monitorate, gli anticorpi anti-Tat sono presenti solo nella misura del 20 per cento dei soggetti infettati. Sono proprio i soggetti in terapia preventiva, infettati dal virus Hiv ma ancora asintomatici e che presentano naturalmente anticorpi anti-Tat, quelli che mostrano una certa resistenza nei confronti della malattia. Gli anticorpi, dunque, offrono una certa protezione rispetto alla progressione dell’infezione, e ciò ci induce a pensare che se il vaccino venisse somministrato a tali pazienti asintomatici e non in terapia, anche su di loro si potrebbe avare tale effetto di “blocco” della malattia».

La scansione del virus Hiv (in verde) in gemmazione da una cellula

La scansione del virus Hiv (in verde) in gemmazione da una cellula

Attualmente il protocollo ministeriale della Sanità, in merito alla evidenze scientifiche disponibili prevede una serie di norme che definiscono tempistiche e modalità su come iniziare la terapia antiretrovirale di combinazione (cART), sul mantenimento in cura, sul trattamento della coinfezione Hiv/Hcv a seguito dell’avvento dei nuovi farmaci ad azione diretta contro l’Hcv, sui costi della cART e i farmaci equivalenti.

La cART è oggi riconosciuta di indubbio beneficio per la persona con Hiv per bloccare la replicazione virale, prevenire le complicanze ed evitare la forma conclamata dell’Aids garantendo così una prospettiva di vita a lungo termine del paziente, ma anche come strumento efficace per ridurre notevolmente la possibilità di trasmettere l’infezione.

Il contagio nei paesi africani

Ma esiste una potenziale emergenza Aids anche nei paesi europei e in particolare in Italia, a causa del massiccio fenomeno della migrazione dai paesi africani. Dagli ultimi dati risulta che in Africa il fenomeno Aids è devastante: sono certificate 6,4 milioni di persone infette di cui la metà sono di sesso femminile, pari al 10 per cento della popolazione dell’intero continente. I bambini africani malati di Aids sono 410 mila e 2,1 milioni sono gli orfani a causa della malattia. In Africa i morti per Aids sono 240 mila all’anno, mentre 370 mila sono le nuove infezioni da contagio, di cui 11 mila sono vittime gli adolescenti. I governi africani non sono in grado di controllare l’epidemia.

Nel Gennaio 2008 è stata avviata un’importante iniziativa nel contesto della cooperazione tra l’Italia ed il Sudafrica e in collaborazione con il South African National Department of Health (DoH), su finanziamento del Ministero degli Affari Esteri italiano (MAE) per un totale di 20 milioni di euro. La dottoressa Barbara Ensoli, già direttore del Centro nazionale Aids dell’istituto superiore di Sanità, è il responsabile scientifico del progetto assieme al dottor Paolo Monini del “Programma SA”. Scopo dell’iniziativa è di dare sostegno alla lotta contro l’Hiv/Aids attraverso lo sviluppo di un sistema integrato di interventi diretti al rafforzamento e al consolidamento del Sistema sanitario Sudafricano, alla qualificazione Gmp (Good Manufacturing Practice) di siti di produzione vaccinale e all’implementazione della fase II di sperimentazione preventiva e terapeutica del vaccino Tat.

Quanto costa la ricerca scientifica

Secondo alcuni dati riportati dalla dottoressa Barbara Ensoli, dal 2001 ad oggi l’investimento pubblico nella sperimentazione clinica del vaccino è stato complessivamente  di 26,8 milioni di euro. Con questi fondi sono stati condotti 3 studi di fase I; 2 preventivi ed uno terapeutico (per verificare la sicurezza e l’immunogenicità); 2 studi terapeutici di fase II (immunogenicità e sicurezza); 5 studi osservazionali. I risultati degli studi, regolamentati secondo le norme vigenti e regolarmente approvati, sono stati sottomessi alle autorità regolatorie e sono stati oggetto di 9 pubblicazioni su riviste internazionali.stato_piano_vaccino_tat_Aids_mamsan

I fondi per continuare il sovvenzionamento della ricerca e il proseguimento del percorso per l’accesso alla fase III del vaccino anti-Hiv sono agli sgoccioli. La ricerca costa denaro e i finanziamenti ministeriali sono insufficienti, considerato il momento di grave congiuntura economica del Paese. Con un budget di circa 40 milioni di euro (circa 20 milioni occorrono solo per la registrazione) il vaccino Tat potrebbe essere finalmente disponibile nell’arco di tre anni. Esisterebbe un soggetto privato come la Vaxxit Srl, industria farmaceutica capace di offrire una valida soluzione al problema, attraverso il trasferimento tecnologico del vaccino dalla ricerca pubblica a quella industriale che il pubblico non è in grado di fare e finanziare. Ma le polemiche sono in agguato per quanto riguarda potenziali conflitti di interesse e disinvolte concessioni che minano il terreno della ricerca e della sanità sociale al cospetto di interessi economici di gente in doppiopetto e senza scrupoli.

Massimo Manfregola

La photo di copertina: di Jack Picone, fotoreporter  australiano, è tratta da una serie di scatti che ritraggono le fasi della malattia dei malati di Aids

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About the author

Massimo Manfregola è un giornalista con esperienze nel campo della comunicazione della carta stampata e della televisione. È specializzato nei settori del giornalismo motoristico, con una particolare passione per l’approfondimento di tematiche legate all’arte e alle politiche sociali.
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