Giustizia, entrata in vigore l’obbligo della mediazione assistita e a pagare sono sempre i cittadini

feb 08, 2015 No Comments by

ROMA – Gli operatori della giustizia sono in fibrillazione, perché a partire dal prossimo 9 febbraio sarà obbligatoria la negoziazione assistita da un avvocato per le controversie civili. Vale a dire che, chi vuole fare causa per conflitti o controversie in ambito civile, prima dovrà rivolgersi ad un organismo iscritto nel registro del ministero della Giustizia per la mediazione obbligatoria. L’istituto è stato introdotto nel nostro ordinamento dal decreto legge n. 132/2014 ed approvata dal Senato il 23 ottobre 2014 e modificata (ad arte) rispetto al testo originale che presentava sensibili profili di incostituzionalità.  La Giustizia in Italia è in riserva di ossigeno e i processi civili e penali sono come degli opulenti relitti arrugginiti in balia della corrente. A farne le spese sono sempre i cittadini e l’economia che segna drammaticamente il passo ormai da troppo tempo.

L’attuale governo ha definito “Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione e altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile”, l’istituto della negoziazione assistita introdotta dagli strumenti inglobati nell’acronimo ADR (Alternative Dispute Resolution). Ecco che allora si pensa ad una soluzione, quella di trasferire la responsabilità e il peso dei contenziosi direttamente sui cittadini che a loro volta sono costretti a gestire le loro beghe legali, per contenziosi fino a 50 mila euro di valore nominale (con esclusione delle controversie concernenti obbligazioni), attraverso una forma coogestita dai legali delle due parti, che di fatto si sostituiscono al giudice, attraverso il raggiungimento di un accordo che ha valenza di titolo esecutivo.

Una via obbligata, quella della mediazione, che in gergo è definità “condizione di procedibilità” ossia la premessa per potersi rivolgere poi dal giudice, imposta dal governo e non certo una scelta volontaria così com’è, invece, nel resto d’Europa.

Con questo sistema di giustizia alternativa, che nasconde però subdole prerogative e opportunità a vantaggio di terzi, il Ministero conta di ridurre drasticamente il flusso delle cause in entrata dei tribunali e dei giudici di pace di circa 60 mila cause per anno.  Ma le criticità del nuovo ordinamento per lo smaltimento delle cause nel processo civile sono numerose, soprattutto nell’applicazione delle norme a livello tecnico-giuridico. C’è da dire che la soluzione paliativa (di ripiego) adottata da questo governo è lontana anni luce dalla cultura mediterranea e in particolare da quella nazionale, per la quale non si tiene conto del fatto che nel caso di mancato accordo fra le parti, tutta la procedura ritarderà ulteriormente l’esito dei processi.

Senza voler considerare, inoltre, che una sorta di tentativo conciliatorio è attualmente procedura già consolidata nelle fasi preliminari del contenzioso giuridico fra le parti.  Ma in questa nuova corsa ad ostacoli della giurisprudenza riformatrice esiste il rischio della mancata previsione di un termine massimo di durata della procedura, in conflitto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione.

Per non parlare del giro di denaro che verrà dirottato nelle casse di società private, per alimentare il gorgo di una burocrazia malata che non risolve l’annoso problema legato anche alle penose lungaggini del processo civile, che invece dovrebbe trovare soluzione nel metodo e nella capacità di gestione da parte della stessa magistratura; quest’ultima sempre più sovrana e minacciosamente indipendente nel difendere i suoi interessi e i suoi privilegi, al cospetto di un Paese che ha la necessità di rinnovarsi partendo proprio dalla giustizia che dovrebbe essere sinonimo di sicurezza e di garanzia per tutti i cittadini.

Ma la mediazione ha costi abbastanza sostanziosi per gli utenti, che vengono fagocitati per la maggior parte dagli organismi di mediazione, che alla lunga sono riconducibili a soggetti privati e spesso alle solite lobby di potere. Ecco dunque il proliferare di società che nascono come organismi di mediazione, come ad esempio la ADR Center S.p.A. di cui fa parte l’avvocato Tiziana Miceli, la moglie dell’attuale ministro degli Interni Angelino Alfano (nel 2008 ministro della Giustizia nel governo Berlusconi), che dal 2009 è anche conciliatore per le controversie bancarie e societarie, avendo maturato quelli che sono i requisiti per diventare mediatore civile.

I costi per il cittadino della mediazione obbligatoria è di 40 euro (+Iva) per il deposito dell’istanza, e una serie di tasse accessorie per le indennità di mediazione, per la formulazione della proposta e per il successo della mediazione, oltre, ovviamente, alle spese legali, anche in virtù del fatto che gli avvocati sono mediatori di diritto ed hanno l’obbligo di aggiornamento professionale. Dunque, anche se i costi sono decurtati di un terzo rispetto alle tabelle, ed è garantito il patrocinio gratuito per coloro che non hanno i mezzi sufficienti, c’è da considerare una serie di altre spese (ad esempio quelle per esperti terzi) che non è possibilie valutare in sede preliminare.

Dunque sulla spinta del precedente governo Letta, che ha rispolverato l’obbligatorietà della mediazione civile e commerciale (dopo la bocciatura della Consulta), e quindi l’assistenza tecnica degli avvocati in sedi stragiudiziali che tanto aveva messo in allarme l’Antitrust proprio in ragione dell’incidenza significativa sui costi delle procedure amministrative, conciliative e stragiudiziali, con ripercussioni negative sui cittadini e sulle imprese, la legge diventa operativa con tutto il retaggio di incertezze e di perplessità che la norma in sé comporta.

Massimo Manfregola

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Massimo Manfregola è un giornalista con esperienze nel campo della comunicazione della carta stampata e della televisione. È specializzato nei settori del giornalismo motoristico, con una particolare passione per l’approfondimento di tematiche legate all’arte e alle politiche sociali.
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