Alessandro Prini mette la Formula Uno in salotto

nov 02, 2014 No Comments by

Il modellista lombardo, che vive a Monza, costruisce modellini in scala dall’età di 14 anni. Suona il flauto traverso e in 35 anni di attività ha costruito 300 esemplari, di cui almeno 100 di grande pregio artigianale e altrettanti non documentabili

ROMA – Come tante passioni, anche quella per il modellismo è stata coltivata sin dall’adolescenza. Sono state sufficienti le prime scatole di montaggio con piccolissimi componenti in plastica per suggestionare la fantasia e stimolare quella creatività che affonda le sue radici nella passione per l’automobilismo di Alessandro Prini, oggi affermato modellista italiano, con una laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano e un diploma al Conservatorio Nicolini di Piacenza.

Alessandro ha quella speciale capacità, in un certo senso una sorta di dono naturale insito nella creatività di molti bravi artisti e artigiani, che li rende speciali perché in grado di poter “vedere”, ancora prima che l’opera si realizzi, l’insieme finito del progetto completo. Alla stregua di un musicista che riesce a completare le note del suo spartito, quasi fossero le tessere di un mosaico. Infatti, nel suo dna ci sono i semi dell’arte, tramandati da suo papà e da suo nonno, pittori e scultori di professione.

I suoi modelli lasciano senza fiato quanto alla cura dei dettagli e alla fedeltà nella riproduzione di componenti che, nonostante siano in scala, non hanno alcuna differenza con quelli dei reali modelli di automobili ai quali si ispira. Ha cominciato la sua “carriera” con modellini nella generosa scala 1:12, quando la Tamiya, nota Casa giapponese per kit di montaggio per modellismo statico e dinamico, si affacciava alla grande distribuzione di un mercato in piena espansione. Anche se pietre miliari delle sue creazioni furono i modellini in scala 1:20 dei celebri modelli McLaren M23 e Tyrrell P34. Da allora è stato un susseguirsi di iniziative nell’ambito di una passione che incarna cultura e arte allo stesso tempo. Quella cultura per i motori che hanno portato Alessandro Prini a cogliere i dettagli più inediti della tecnica e della storia del nostro automobilismo sportivo.

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Le sue realizzazioni spaziano dal genere modellistico statico, con scala 1:12, 1:20 e 1:24, nell’ambito di riproduzione di modelli che hanno partecipato alla 24 Ore di Le Mans, Rally Mondiale, Formula 1, Sport Prototipi e persino MotoGP.

Alessandro Prini parla con entusiasmo della sua passione, come farebbe un padre nei confronti del suo primogenito alle prese con la sua ennesima vittoria in una gara sportiva: «Credo di essere stato il primo, in scala 1:24, da kit in plastica di pochi euro, a pensare di realizzare una serie di pezzi “Double face” e“Cutaway” e ciò fu cosa di grande successo, sulle riviste e alle gare modellistiche. Questo modo di vedere il modello nelle due facce del suo essere, oltre a nascere per gioco o per caso, si è rivelato interessante e stimolante, in termini di creatività e tecnica costruttiva, implicando una progettazione previsionale continua e attenta nel rapporto tra il singolo componente e il risultato finale. Nello specifico dei soggetti “tagliati” sono stati fondamentali i manuali Ferrari originali, di componenti e struttura per ricostruire tutto quanto non presente».

Ma l’occhio attento del nostro modellista non si ferma ai soli singoli modelli, infatti, altro motivo di interesse sono i “Diorami”: vere e proprie ambientazioni o contestualizzazioni del soggetto modellistico, che non rimane astratto o fine a sé stesso. E in questo caso l’approccio si allarga a materiali e colori che nulla hanno a che vedere con il solo modello (colle – sabbie – pietre – vegetali ecc).

«A tutt’oggi, un semplice computo su 35anni di lavoro ludico e giocoso mi porta contare circa 300 esemplari costruiti di cui un terzo di pregio e altrettanti non documentabili (non c’erano le fotocamere digitali)», afferma Prini, che alla voce “costi di produzione” glissa, ma poi nota in modo significativo «tralasciando le ore di sonno perse».

Insomma, un mondo in miniatura per continuare a sognare anche in salotto.

Massimo Manfregola

Foto:

Ferrari 312 T2: Una bellissima riproduzione in scala 1:20 della Ferrari 312T2 che partecipò con Niki Lauda al Mondiale di Formula 1 del 1976, della quale manteneva il motore 12 cilindri piatto, più potente dei motori della concorrenza e al tempo stesso affidabile. Le novità principali dipesero dai cambiamenti regolamentari che, a partire dal Gran Premio di Spagna 1976, limitarono l’altezza delle vetture, impedendo l’uso delle grandi prese d’aria dei motori che erano in voga in quel periodo e che somigliavano a dei periscopi.

Lotus 97T: Una fedele riproduzione in scala 1:20 della Lotus 97T di Ayrton Senna del 1985 (vittoriosa nel GP del Belgio) con la quale il campione brasiliano, in coppia con Elio De Angelis, conquistò cinque pole position consecutive (4 con Senna e 1 con De Angelis) nella prima parte della stagione più altre tre nel finale; la vittoria in Portogallo (la prima in carriera per il pilota brasiliano) e in Belgio con Senna e a Imola con De Angelis.

e partecipò con Niki Lauda al Mondiale di Formula 1 del 1976

L’articolo è stato pubblicato il 6 giugno 2014

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