Ustica, 38 anni di menzogne e di omissioni per le vittime dell’Itavia

giu 27, 2018 No Comments by

ROMA – Ricorre oggi il 38esimo anno della strage di Ustica che fece 81 vittime innocenti sul volo dell’Itavia che da Bologna avrebbe dovuto fare scalo a Palermo. A distanza di tanti anni l’inchiesta del giudice istruttore Rosario Priore sulla strage di Ustica, attesta che in quella famigerata serata d’estate, nello specchio d’acqua del Mar Tirreno, dove la profondità del mare supera i tremila metri, era in atto una «guerra aerea».

I tracciati radar dell’epoca, nonostante le numerose omissioni da parte delle autorità competenti, erano chiari: velivoli militari francesi, inglesi, americani e libici, “affollavano” quella porzione di spazio nei cieli italiani, in prossimità della rotta del volo civile dell’Itavia, partito da Bologna e mai arrivato a Palermo.foto_equipaggio_ustica_massimo_manfregola

Era una tiepida serata estiva del 27 giugno del 1980, quando alle ore 21:04 il tracciato del volo IH 870 spariva misteriosamente dai radar del controllo aereo di Licola, il punto più vicino al disatro. l’ultimo contatto radar del Dc9 è registrato alle 20,58. Il giorno dopo il mare restituisce solo 39 corpi delle 81 persone in viaggio quella tragica sera sul maledetto volo dell’Itavia. Tredici erano bambini. La procura di Roma aprì un’inchiesta che durò per vent’anni con milioni di pagine e qualcosa come circa 300 udienze processuali. A tutt’oggi il caso risulta ancora aperto, perché sono numerosi i punti interrogativi su una faccenda di respiro internazionale che si dipinge di giallo per il semplice motivo che gli accertamenti dell’inchiesta attendono ancora risposte precise sull’accaduto dalla Francia, Germania, Belgio e Libia, oltre che dalle forze Nato.

UN BREVE RIASSUNTO DEI FATTI

Era noto, infatti, che in quegli anni pur in tempo di pace si viveva una situazione di guerra non dichiarata fra i paesi che si affacciavano nel Mediterraneo. Alcuni documenti tenuti sempre segreti dalle varie autorità politiche e militari attestano che quella notte attorno al Dc9 dell’Itavia vi era uno sciame di almeno 15 velivoli militari di diverse nazionalità e alcuni dei quali non identificati.

E c’era una portaerei nel triangolo di mare tra Napoli, la Sardegna e Palermo. A confermarlo per la prima volta, dopo 37 anni di silenzio, un testimone attendibile, Brian Sandlin, che nell’estate del 1980 faceva parte dell’equipaggio della Saratoga, la portaerei americana che una volta mollati gli ormeggi dal porto di Napoli si dirigeva proprio in quei giorni al largo del Tirreno per una esercitazione. In nocchiere della Saratoga, che era arruolato da poco più di un anno nella US Navy, dal suo posto in plancia non poté fare a meno di notare che i due Phantom II (McDonnel Douglas F4) che poco prima si erano levati in volo, tornarono scarichi dei missili in dotazione (posizionati sotto le ali) dopo aver abbattuto due Mig libici.ustica3-messaggero

Furono inoltre accertate in quel periodo penetrazioni dello spazio aereo italiano da parte di aerei militari libici. In quello specchio del Tirreno volava anche un aereo Awacs, per il monitoraggio dello spazio radar, che volava da oltre due ore a 50 km da Grosseto in direzione nord ovest, un CT-39G Sabreliner, un jet executive militare e vari Lockheed P-3 Orion (pattugliatori marini) partiti dalla base di Sigonella, un Lockheed C-141 Starlifter (quadrireattore da trasporto strategico) in transito lungo la costa tirrenica, diretto a sud. L’intensa attività militare mise in allarme anche due dei nostri caccia F-104 del 4° Stormo dell’Aeronautica Militare. Uno era un F-104 monoposto; l’altro, in Tf-104G biposto, con i comandati Mario Naldini e Ivo Nutarelli che in prossimità del DC9, emise un segnale di allarme (codice 73, che in gergo significa emergenza generale), nella fattispecie un problema alla sicurezza aerea nazionale.

LE IPOTESI

Non ci sono dubbi sul fatto che il Dc9 dell’Itavia sia stato abbattuto per errore da un missile di un velivolo militare che in quel momento dava la caccia ad uno dei due MiG 23 libici che in quel momento si nascondeva nella scia del vettore civile in destinazione verso lo scalo palermitano di Punta Raisi. Questa tattica era usata dai piloti libici per eludere i controlli radar e quindi “nascondersi” sotto il ventre di innocui velivoli civili per attraversare aerovie dichiaratamente off-limits.

Il giudice istruttore Rosario Priore

Il giudice istruttore Rosario Priore (foto Agenzia Ansa)

Proprio quella sera del 27 giugno 1980 era previsto un volo speciale Tripoli-Varsavia per il leader libico Gheddafi grazie alle informazioni dei servizi segreti filolibici. Da accertamenti fondati, l’aereo del Colonnello libico sarebbe stato scortato fino in Polonia da due MiG -23 provenienti dalla Jugoslavia (nelle cui basi veniva assicurata la manutenzione ai diversi MiG e Sukhoi di fabbricazione sovietica presenti in gran quantità nell’aviazione del Colonnello Gheddafi), ma furono intercettati da due F-104 dell’Aeronautica Italiana all’altezza di Grosseto che poi diedero l’allarme, mentre l’aereo del Colonello Gheddafi vista la situazione critica ripiegò verso Malta. Ad abbattere per errore il Dc9 dell’Itavia sarebbe stato un missile francese nel tentativo di colpire il MiG libico che si nascondeva nella scia radar dell’aereo civile italiano.

L’INTRIGO GEOPOLITICO

Nel 1979 il governo della Repubblica Democratica dell’Afghanistan chiede l’aiuto sovietico per fronteggiare la guerriglia islamica dei mujaheddin. Breznev, concordemente alla sua dottrina già enunciata decide di invadere l’Afghanistan per reprimere le rivolte e rinforzare il regime comunista. Nel Mediterraneo tutti sono contro la Libia di Gheddafi, ed in particolare gli Stati Uniti che vedevano allora Gheddafi come il nemico numero uno, anche perché era in procinto di formare una coalizione degli stati arabi per sferrare una politica militare contro l’Egitto. Rosario Priore, ex giudice istruttore, in un suo libro, Intrigo internazionale, rilancia l’ipostesi secondi cui la strage di Ustica è riconducibile ad uno scenario politico che nel 1980 l’Italia era in realtà «in conflitto con la Francia», sostiene Priore, dal momento che «i due paesi europei erano dietro le loro ex colonie»: Libia e Ciad, che in quel momento si fronteggiavano nel Sahara per il controllo di una striscia di duecento chilometri di deserto ricco di uranio e petrolio.

Il recupero delle salme sparse nello specchio di mare di Ustica

Il recupero delle salme sparse nello specchio di mare di Ustica (foto Agenzia Ansa)

L’ipotesi che la Francia avesse pianificato l’eliminazione di Gheddafi è quindi lo scenario attuale sul quale la magistratura indaga. La Francia avrebbe voluto offrire una “prova di forza” nei confronti del governo italiano di allora, che tollerava attraversamenti “sospetti” sul Mediterraneo mascherando il tutto dietro “voli autorizzati” per non impensierire gli Usa. Alla base di questa “concessione” vi era l’indebitamento dell’Italia nei confronti della Libia, al punto che nel 1976 anche la Fiat era per il 13% detenuta dalla finanziaria libica Lafico.

IL MISTERO DEL MIG LIBICO RITROVATO IN CALABRIA

Non si è mai del tutto chiarito il mistero circa il ritrovamento di un MiG-23MS con matricola libica 6950 che fu ritrovato il 18 luglio 1980 nella Sila crotonese, a Castelsiano. Nella carlina del velivolo di costruzione sovietica sedeva un pilota siriano di origine palestinese, Ezzedin Fadah El Khalil, caduto – dice la nostra Aeronautica – il 18 luglio ‘80, perché rimasto senza benzina. Il pilota del MiG libico indossava divisa e anfibi della nostra Aeronautica, a dagli accertamenti del medici legali dottor Rondanelli e Zulo sul corpo del pilota, risultò morto almeno venti giorni prima, forse addirittura sempre quel 27 giugno. I libici ammisero subito la perdita del caccia e chiesero di fare parte di una commissione di inchiesta.

MORTI MISTERIOSE

Di tutta la storia legata alla strage di Ustica vi sono anche gli strascichi di una lunga serie di morti sospette e fra loro collegate alle circostanze riconducibili alla tragedia italiana, alle reticenze e al muro di omertà di questo caso ancora insoluto. Si tratta della scomparsa di 13 persone la cui morte, avvenuta in circostanze di misteriose coincidenze, è collegata inequivocabilmente alla tragedia dell’Itavia.

Dopo l’intervista televisiva del giornalista Andrea Purgatori al marinaio Brian Sandlin emerge che dubbi e le paure sul caso Ustica si rincorrono fra coloro che sono stati protagonisti diretti e indiretti dell’accaduto. Infatti, lo stesso marinaio della portaerei Saratoga ricorda che pochi giorni dopo quei fatti, il furiere addetto ai fascicoli dei piloti era stato ucciso mentre era in libera uscita a Napoli durante una strana rapina.

La ricostruzione di quello che rimane del DC9 dell'Itavia attraverso i resti della fusoliera ritrovata in mare. Oggi è esposta in un apposito museo di Bologna

La ricostruzione di quello che rimane del DC9 dell’Itavia attraverso i resti della fusoliera ritrovata in mare. Oggi è esposta in un apposito museo di Bologna

Riportiamo fedelmente l’elenco tratto da “Wikipedia”: maresciallo Mario Alberto Dettori: trovato impiccato il 31 marzo 1987 in un modo definito dalla Polizia Scientifica innaturale, presso Grosseto. Mesi prima, preoccupato, aveva rovistato tutta la casa alla ricerca di presunte microspie. Vi sono indizi fosse in servizio la sera del disastro e che avesse in seguito sofferto di «manie di persecuzione» relativamente a tali eventi. Confidò alla moglie: «Sono molto scosso… Qui è successo un casino… Qui vanno tutti in galera!». Il giudice Priore conclude: «Sui singoli fatti come sulla loro concatenazione non si raggiunge però il grado della prova». Maresciallo Franco Parisi: trovato impiccato il 21 dicembre 1995, era di turno la mattina del 18 luglio 1980, data dell’incidente del MiG libico sulla Sila. Proprio riguardo alla vicenda del MiG erano emerse durante il suo primo esame testimoniale palesi contraddizioni; citato a ricomparire in tribunale, muore pochi giorni dopo aver ricevuto la convocazione. Non si riesce a stabilire se si tratti di omicidio. Colonnello Pierangelo Tedoldi: incidente stradale il 3 agosto 1980; avrebbe in seguito assunto il comando dell’aeroporto di Grosseto.

Ecco il foglietto con le ultime parole scritte dal maresciallo dell'Aeronautica in pensione, Alberto Dettori, testimone  della tragedia di Ustica

Ecco il foglietto con le ultime parole scritte dal maresciallo dell’Aeronautica in pensione, Alberto Dettori, testimone della tragedia di Ustica

Capitano Maurizio Gari: infarto, 9 maggio 1981; capo controllore di sala operativa della Difesa Aerea presso il 21º CRAM (Centro Radar Aeronautica Militare) di Poggio Ballone, era in servizio la sera della strage. Dalle registrazioni telefoniche si evince un particolare interessamento del capitano per la questione del DC-9 e la sua testimonianza sarebbe stata certo “di grande utilità all’inchiesta” visto il ruolo ricoperto dalla sala sotto il suo comando, nella quale, peraltro, era molto probabilmente in servizio il maresciallo Dettori. La morte, appare naturale, nonostante la giovane età. Giovanni Battista Finetti, sindaco di Grosseto: incidente stradale; 23 gennaio 1983. Era opinione corrente che avesse informazioni su fatti avvenuti la sera dell’incidente del DC-9 all’aeroporto di Grosseto. L’incidente in cui perde la vita, peraltro, appare casuale. Maresciallo Ugo Zammarelli: incidente stradale; 12 agosto 1988. Era stato in servizio presso il SIOS di Cagliari, tuttavia non si sa se fosse a conoscenza d’informazioni riguardanti la strage di Ustica, o la caduta del MiG libico. Colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli: incidente di Ramstein, 28 agosto 1988.

La foto dell'impatto fra le Freccie Tricolori a Ramstein il 28 agosto 1988 durante l'Airshow Flugtag '88

La foto dell’impatto fra le Freccie Tricolori a Ramstein il 28 agosto durante l’Airshow Flugtag ’88

Il colonnello Ivo Nutarelli, ufficiale delle Frecce Tricolori e capo pattuglia, morì tragicamente in una esibizione aerea a Ramstein, a causa di una fatale collisione fra tre velivoli.  Nella foto con lo sfondo dell'Aermacchi MB-339PAN.

Il colonnello Ivo Nutarelli, ufficiale delle Frecce Tricolori e capo pattuglia, morì tragicamente in una esibizione aerea a Ramstein, a causa di una fatale collisione fra tre velivoli. Nella foto con lo sfondo dell’Aermacchi MB-339PAN.

In servizio presso l’aeroporto di Grosseto all’epoca dei fatti, la sera del 27 giugno, come già accennato, erano in volo su uno degli F-104 e lanciarono l’allarme di emergenza generale. Erano certamente a conoscenza di fatti inerenti al volo Itavia. La loro testimonianza sarebbe stata utile anche in relazione agli interrogatori del loro allievo, in volo quella sera sull’altro F-104, durante i quali è «apparso sempre terrorizzato». Appare sproporzionato – tuttavia non inverosimile – organizzare un simile incidente, con esito incerto, per eliminare quei due importanti testimoni. Maresciallo Antonio Muzio: omicidio, 1º febbraio 1991; in servizio alla torre di controllo dell’aeroporto di Lamezia Terme nel 1980, poteva forse essere venuto a conoscenza di notizie riguardanti il MiG libico, ma non ci sono certezze. Tenente colonnello Sandro Marcucci: incidente aereo; 2 febbraio 1992.091520693-4e63921b-3b0d-4614-83da-f99aedd5ba39

Non sono emerse connessioni con la tragedia di Ustica, a parte le dichiarazioni di un testimone. Maresciallo Antonio Pagliara: incidente stradale; 2 febbraio 1992. In servizio come controllore della Difesa Aerea presso il 32º CRAM di Otranto, dove avrebbe potuto avere informazioni sulla faccenda del MiG. Le indagini propendono per la casualità dell’incidente. Generale Roberto Boemio: omicidio; 12 gennaio 1993 a Bruxelles. Da sue precedenti dichiarazioni durante l’inchiesta, appare chiaro che «la sua testimonianza sarebbe stata di grande utilità», sia per determinare gli eventi inerenti al DC-9, sia per quelli del MiG libico. La magistratura belga non ha risolto il caso. Maggiore medico Gian Paolo Totaro: trovato impiccato ad un’altezza di poco superiore al metro, il 2 novembre 1994. Le indagini partono a causa dalla strana modalità d’impiccagione, tuttavia concludono che si sia trattato di un’azione suicida.

Ci domandiamo quando tempo dovrà ancora passare prima che tutta la verità possa venire a galla e le famiglie delle vittime possano avere la giustizia che meritano. Restano però le menzogne che in questi lunghi anni sono state perpetrate da tutti i governi coinvolti a buon titolo in questa tragica vicenda, compreso quello italiano.

Massimo Manfregola

27/06/2018

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Massimo Manfregola è un giornalista con esperienze nel campo della comunicazione della carta stampata e della televisione. È specializzato nei settori del giornalismo motoristico, con una particolare passione per l’approfondimento di tematiche legate all’arte e alle politiche sociali.
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