Tasse e fisco strangolano il Paese

nov 02, 2014 No Comments by

Aumentano le marche da bollo del 237 per cento In arrivo una nuova tassa su tv, smartphone e chiavette usb

L’Italia è in riserva di ossigeno. E non solo per la canicola estiva, quanto per la pressione del fisco che soffoca letteralmente il Paese. La percezione di quanto siano disastrose le strategie del Governo sono condivisibili nello sgomento e nella frustrazione di coloro che affollano quotidianamente le sedi e gli sportelli dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia, per far fronte alle richieste (assai spesso illegittime) di uno Stato sempre più padrone e sfruttatore. Con gli ultimi tre Governi filo-germanici, a sostegno di un’architettura europea basata sul fondamentalismo bancario della Bce, e di una moneta sbilanciata e letale rispetto alla fallimentare economia nazionale, si consuma un’agonia epocale.

In un Paese che rincorre con l’affanno di un cardiopatico il sogno europeo“, dove una causa civile dura in media quattro anni, anche la giustizia (o l’ingiustizia ci verrebbe da dire) ha inasprito le tasse ai danni dei cittadini. Alla faccia di quelle promesse da marinaio (navigato) di Matteo Renzi, che aveva giurato che il suo Governo mai avrebbe aumentato di un solo euro le tasse agli italiani. A smentirlo sono i fatti, purtroppo, perché dal 25 luglio scorso il contributo unificato per l’iscrizione al ruolo delle cause civili è aumentato del 15 per cento, diretta conseguenza del Decreto Legge 90 del 24 giugno scorso.

Per essere pratici, se prendiamo in considerazione lo scaglione medio più oggetto di contenziosi da parte dei cittadini, quello che fa riferimento alla tabella per i processi di valore superiore ai 5.200 euro fino a 26 mila euro, il costo della nuova gabella passa da 214 euro a 264 euro. Eh sì, perché alla nuova tassa di 237 euro, bisogna aggiungere anche la marca da bollo passata da 8 a 27 euro, con un aumento di oltre il 237 per cento, “giustificato” dal fatto che questi soldiandrebbero a copertura delle spese di notifica che, invece, adesso verranno effettuate a mezzo posta elettronica certificata (pec).

Una giustizia nazionale, dunque, sempre più costosa, che vanta però gli stipendi dei suoi alti magistrati fra i più alti a livello mondiale (829,96 euro al giorno dopo i “tagli” e gli adeguamenti rispetto al Primo presidente della Cassazione), anche se i risultati e la qualità del servizio espletato dalla nostra magistratura è sempre più spesso definibile con due aggettivi netti: fallimentare e indecoroso.

Ma non è tutto in quanto a paradossi, perché dal 30 giugno è entrato in vigore il cosiddetto “processo civile telematico, rispetto ai decreti monitori e ingiuntivi. Si tratta di una piccola rivoluzione che dovrebbe smaltire il lavoro delle segreterie e dei tribunali e, allo stesso tempo, agevolare l’iter processuale. Ma non è così, perché gli avvocati oltre a dotarsi di programmi per la firma digitale (il cui costo graverà sui loro clienti) dovranno fare i conti con i cronici limiti della Pubblica Amministrazione, che colleziona carenze informatiche strutturali degne del terzo mondo.

Dal primo luglio è pure aumentata la tassazione sulle rendite finanziarie dal 20 al 26 per cento. Il decreto sugli 80 euro ha fatto salire il prelievo sui fondi pensionistici. Ma non è finita qui, perché il governo sta architettando un nuovo balzello nascosto dall’aumento denominato “equo compenso” per la copia privata in ambito telematico di musica, film e quant’altro scaricabile su tablet e smartphone.

La notizia è stata divulgata dal sito specializzato Dday.it che ha stilato una bozza di quanto il ministro della Cultura, Dario Franceschini, sta mettendo a punto sul diritto di tutti i cittadini di poter replicare copie relative ai contenuti sul web. Una tassa che interesserà l’eventuale procedura di copiatura di coloro che hanno dimestichezza con il web. La tassa scatterà sull’acquisto di pc, di telefonini di ultima generazione, di smartphone, di tablet, ma anche di hard-disk esterni, comprese le chiavette usb e, dulcis in fundo, anche tv non equipaggiati con dispositivi di memorizzazione interna.

Insomma, a quanto pare con il “nuovo che avanza”, un Paese in affanno come l’Italia non ha futuro.

Massimo Manfregola

L’articolo è stato pubblicato il 7 luglio 2014

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