È l’America il primo mercato del nostro extra vergine d’oliva Si punta sull’etichettatura per tutelare la qualità

mag 05, 2015 No Comments by

MILANO – Su oltre un miliardo e 90milioni di euro di valore di olio di oliva in generale esportato negli Usa nel 2014, ben 526,15 milioni di euro sono rappresentati da prodotto targato made in Italy. Gli Usa si confermano ancora una volta il paese di sbocco principale per i nostri oli extra vergine di oliva e proprio al mercato statunitense è dedicato uno dei tre seminari organizzati in questi giorni da Unaprol con la collaborazione di Agenzia ICE a Tuttofood.

Dal focus emerge che per avere accesso al mercato dei prodotti agroalimentari negli Usa è necessario entrare nel sistema della distribuzione, in cui l’importatore è il riferimento prioritario per l’introduzione della merce importata. L’importatore assume il rischio per l’importazione, provvede all’acquisto, all’importazione e allo sdoganamento e al pagamento dei dazi doganali ed eventuali altre tasse Federali. I prodotti normalmente vengono poi rivenduti ad una rete di distributori i quali, a loro volta, riforniscono gli operatori al dettaglio (supermercati, negozi discount, specialty stores, ristoranti, mense, alberghi, monopoli statali, ecc.).

Numerose aziende esportatrici italiane, ha riferito Vincenza Kelly trade analyst dell’ufficio Agenzia ICE di New York, hanno fatto ricorso alla formula della joint venture con importatori americani, oppure hanno aperto proprie filiali di vendita negli Usa. Ciò ha permesso all’esportatore italiano di eliminare il mark-up sul prezzo di partenza applicato da importatori americani e di potere arrivare così a offrire il prodotto alle catene di vendita al dettaglio a prezzi molto più competitivi e con maggiori margini di profitto.

Le prospettive in questo settore rimangono positive per gli esportatori italiani a condizione che si continui a garantire la competitività dei propri prodotti, sia relativamente alla leva del prezzo che a quella della qualità, in quanto il livello di concorrenza sul mercato è molto elevato. Inoltre, negli Usa esiste un segmento di prodotti locali “Italian Style” che riesce a soddisfare una grande parte della domanda per cibi “italiani”. Si rende, quindi, sempre più necessario per le aziende “distinguersi” sul mercato, magari facendo sistema, per tenere alto l’interesse verso gli autentici prodotti agroalimentari “Made in Italy”. Indirizzi di saluto sono stati porti all’inizio dei lavori da Guido Magnoni, dell’ufficio Agroalimentari e Vini di Roma e da Pietro Sandali direttore generale di Unaprol.

Etichetta: ecco alcuni consigli per esportare correttamente negli Usa olio extra vergine di oliva

Le seguenti indicazioni obbligatorie dovranno essere riportate sull’etichetta principale, in lingua inglese e parallelamente alla base del contenitore. Se alcuni dati sono indicati in inglese e in italiano, tutta l’etichetta dovrà essere bilingue.
·        Nome del prodotto: es. “Olive Oil,” “Extra Virgin Olive Oil”, ecc;

·        Paese d’origine: La menzione è richiesta dai servizi doganali per tutti i prodotti importati. Il recipiente deve portare ben chiara la dicitura “ITALY,” oppure “Product of Italy,” o anche “Bottled in Italy”;

·        Contenuto netto: La capacità del recipiente va indicata con la dizione “Net content…” espressa in galloni o, se inferiore al gallone, in once fluide (fl. oz.) e in pinte. Ora che le misure metriche si stanno diffondendo anche in America è bene indicare il contenuto anche in litri o sottomultipli;

·         Nome e indirizzo del produttore o del distributore;

·         Per poter apporre sull’etichetta la dicitura “Olio di oliva,” la confezione deve contenere olio di oliva al 100 %. Se all’olio di oliva è stato aggiunto olio di altra natura, è fatto obbligo di indicare che la confezione contiene una miscela di X% di olio di oliva e di Y% di altro olio (indicare la natura). Va da se che in questo caso l’etichetta non può riportare la semplice indicazione “Olio di oliva.

Attenzione agli oli extra vergine venduti a basso costo nella Grande Distribuzione Organizzata:

È sempre più frequente notare negli scaffali dei nostri supermercati super offerte per un litro d’olio extra vergine d’oliva. È capitato più volte che da una verifica a campione da parte dei  Nac (Nucleo antifrodi dei Carabinieri) sia emerso che il contenuto di numerose confezioni di olii denominati extra vergine di oliva, in vendita in offerta speciale a basso costo nella Gdo, non aveva i presupposti essenziali per poterlo classificare come olio di oliva. Insomma, bisogna fare attenzione e diffidare di una confezione d’olio extra vergine venduta ad un prezzo così basso proprio perché è assai probabile che proprio quel prodotto, nasconda effettivamente una miscela chimica completamente diversa dall’olio che volevamo acquistare perché spacciato per tale.Foto olio_forestale

Cadere nel tranello del costo conveniente non è difficile. A trarre in inganno sono le seducenti etichette che quasi mai corrispondono ad prodotto di qualità italiano. È assai facile imbattersi in questi prodotti soprattutto nella rete della Gdo nazionale, perché ancora non esiste una legge che obblighi il produttore ed il venditore ad una tracciatura del prodotto originale.

Innanzitutto è bene fare una premessa, sottolinenando che l’olio ottenuto dalle olive, incluse le denominazioni olio extra vergine, olio vergine, e olio lampante (utilizzato per la illuminazione), è un prodotto alimentare che nasce esclusivamente in frantoio dalla spremitura delle olive mediante processi meccanici o fisici, senza utilizzo di alcun intervento chimico, come invece avviene per gli olii di semi (ad ccezione di quello di arachidi).

Le offerte di olio extra vergine a basso costo

Le offerte di olio extra vergine a basso costo

La classificazione degli olii vergini di oliva commestibili, viene fatta in base al contenuto di acidità: da zero fino allo 0,8 per cento sono gli extra vergini di oliva, il due per cento di acidità per quelli denominati vergini, mentre tutti gli altri sono considerati olii lampanti non commestibili, che necessitano di ulteriori raffinazioni per essere commercializzati come olii alimentari, magari mescolati a quelli vergini.

Spesso un olio contraffatto contiene una base di olii di semi, “corretto” con l’aggiunta di clorofilla per la pigmentazione dell’olio e l’aggiunta di beta carotene per mascherare il sapore.  L’olio d’oliva è alla base della nostra tradizione agro-alimentare italiana, motivo per cui l’origine è la tutela del nostro patrimonio va tutelato soprattutto a tavola, evitando di acquistare prodotti a basso costo che quasi sempre non corrispondono a prodotti di alta qualità.

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Credits: Ufficio Stampa Unaprol Michele Bungaro

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