L’olio extravergine italiano punta ad una qualità superiore

dic 04, 2019 No Comments by

ROMA –  Il mercato dell’olio extravergine d’oliva, in Italia, muove interessi milionari. Di pari passo, sia la contraffazione che l’invasione di olio proveniente da Spagna e da paesi Nordafricani, in particolare la Tunisia, sono diventati un problema per garantire la qualità degli “extravergini” sul nostro mercato nazionale e quindi sulle nostre tavole. Ecco che allora Unaprol, il Consorzio olivinicolo italiano, ha deciso di stringere le maglie dei criteri di qualità, garantendo la definizione di “extravergine” solo agli oli di oliva migliori con un tasso di acidità sotto lo 0,4% dimezzandolo rispetto allo 0,8% attuale.frantoio_velletri_20191101_130350

Il tavolo di confronto con il ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova sul problema del crollo dei prezzi, causato dai prodotti spagnoli e tunisini che stanno invadendo il mercato con quotazioni poco sopra i 2 euro al chilo, ha posto il punto sul problema, che ha trascinato al ribasso gli oli di alta qualità italiani, con una importante caduta delle quotazioni anche del 30 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

«Gli oli di oliva non sono tutti uguali e la definizione di extravergine deve tornare a essere riservata solo a quelli migliori con acidità massima fra lo 0,3% e lo 0,4 % – spiega Granieri, presidente di Unaprol – bisogna intervenire sull’International Olive Council (OIV) perché con gli standard internazionali che permettono di etichettare come extravergine quello con acidità fino allo 0,8% c’è poca chiarezza sulle caratteristiche dell’olio di oliva e si favoriscono speculazioni e inganni. Basta con queste maglie troppo larghe che – afferma Granieri – includono produzioni intensive come quelle spagnole che da sole rappresentano più di un terzo delle oltre 3 milioni di tonnellate spremute a livello mondiale».

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Nei soli primi otto mesi dell’anno – denuncia Unaprol – c’è stato un balzo del 45% nell’arrivo in Italia di olio iberico per un quantitativo di oltre 298 milioni di chili spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con immagini in etichetta e marchi storici, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati. La Spagna – evidenzia Unaprol – si conferma nel 2019 il primo importatore in Italia con il 76% del totale dell’olio straniero che arriva nella Penisola, seguita da Grecia, Tunisia e Portogallo. Il risultato è – rileva Unaprol – un’invasione sugli scaffali dei supermercati di prodotti di scarsa qualità a prezzi stracciati proprio nel momento in cui sta arrivando l’olio nuovo nazionale. Quest’anno la produzione italiana dovrebbe superare le 321mila tonnellate con un incremento di quasi l’84% rispetto alla scorsa stagione, con i record della Puglia e della Calabria che fanno registrare balzi del 165% e del 188% in confronto al 2018, spiega la Coldiretti su stime Unaprol/Ismea.

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In attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione per non cadere nella trappola del mercato per approfittare dell’ottima annata Made in Italy, il consiglio è quello di guardare con più attenzione le etichette – spiega Unaprol – e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica. Un olio extravergine di oliva (EVO) di qualità – conclude Unaprol – deve essere profumato all’esame olfattivo deve ricordare l’erba tagliata, sentori vegetali e all’esame gustativo deve presentarsi con sentori di amaro e piccante, gli oli di bassa qualità invece puzzano di aceto o di rancido e all’esame gustativo sono grassi e untuosi. Riconoscere gli oli EVO di qualità significa acquistare oli ricchi di sostanze polifenoliche antiossidanti fondamentali per la salute.frantoio_velletri_20191101_130536

Dalla Tunisia olio senza dazi

Grazie ad una discutibile misura imposta dalla Ue, nel 2016 e nel 2017 fu concesso alla Tunisia di importare olio sul mercato italiano senza dazi. L’accordo, che nel settore agricolo nazionale aveva scatenato proteste, fu concordato tra Bruxelles e lo Stato africano, quale forma di solidarietà dopo l’attentato al museo del Bardo. Allora Bruxelles aveva accettato di aggiungere 35mila tonnellate all’anno alle 57.700 senza dazio già previste dall’accordo di associazioni tra Ue e Tunisia. Non è ancora chiaro se vi sia stata una proroga all’accordo anche per gli anni successivi, anche se il testo era stato approvato in Aula con un emendamento che avrebbe cancellato di prolungare le misure d’emergenza oltre il periodo inizialmente stabilito.

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Attenzione agli oli venduti sugli scaffali della grande distribuzione

Il “fenomeno” legato alla svendita dell’olio extravergine attraverso la grande distribuzione, – circa 17 milioni di litri di olio extravergine d’oliva a fronte di un fatturato di 63 milioni di euro, secondo le stime del 2015 – è una realtà diffusa in tutta Italia. E il problema nasconde spesso delle frodi che vengo perpetrate ai danni dei consumatori, sia per quanto riguarda il prodotto che la sua etichettatura. Da una recente statistica a campione, su dieci confezioni di olio acquistate nei supermercati, ben otto risultano difettati nella parte chimica e in quella organolettica. A causa di una disinvolta e generica regolamentazione del mercato europeo, l’Italia, paese che gode il primato europeo dei prodotti Dop, IgP e Stg, è quello che più di ogni altro è penalizzato per la mancanza di leggi che tutelino la qualità e la territorialità dei prodotti agroalimentari nazionali. Solo nel settore della olivicoltura l’Italia è presente con 43 marchi di orgine Dop. Capita spesso che molte imprese straniere acquistino il brand di antiche e note aziende italiane solo per sfruttare la notorietà del marchio senza per questo offrire un prodotto distillato con olive e procedimenti fedeli alla tradizione contadina italiana. Sono pochissime invece quelle aziende italiane nel vero senso del termine, come Barbera o Dante, che producono olio extravergine con la materia prima nazionale e seguendo tutte quelle procedure necessarie per la commercializzazione di un prodotto di qualità.scaffale-bottiglie-olio-di-oliva

Olio contraffatti e colorati con la clorofilla

Ma è la contraffazione la vera mannaia per l’industria dell’olio Dop italiano. Capita sempre più spesso che molte aziende pubblicizzino attraverso il marchio italiano un prodotto che nella stragrande maggioranza dei casi non rispecchia per caratteristiche organolettiche e per qualità quello che viene definito olio extravergine d’oliva, il cui valore di acidità non deve superare la soglia dello zero e otto per cento. Il giro d’affari per quanto riguarda la contraffazione dei prodotti italiani è un fenomeno in piena crescita e di caratura internazionale, con un danno incalcolabile per l’immagine e per l’economia italiana. Oli venduti come extravergine di oliva si rivelano poi olii “lantanti”, vale a dire della stessa qualità e delle medesime caratteristiche di quelli usati per l’illuminazione.

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L’Arma dei Carabinieri ha messo a disposizione anche un numero verde anticontraffazione per segnalare eventuali situazioni che meritano l’approfondimento delle autorità competenti: 800.020.230 oppure l’indirizzo email: ccpacdo@carabinieri.it

Massimo Manfregola  – giornalista

4/12/2019

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Massimo Manfregola è un giornalista con esperienze nel campo della comunicazione della carta stampata e della televisione. È specializzato nei settori del giornalismo motoristico, con una particolare passione per l’approfondimento di tematiche legate all’arte e alle politiche sociali.
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