Il giudice legittima l’uso dei droni negli Usa

ago 29, 2014 Commenti disabilitati by

Alla vigilia dell’entrata in vigore delle norme imposte dall’Enac in Italia, che impongono autorizzazioni e costi, dagli Stati Uniti arrivano segni di diverso indirizzo grazie all’iniziativa giudiziaria di un imprenditore austriaco che ha portato in giudizio le autorità federali degli Stati Uniti

La notizia è di quelle che faranno riflettere, proprio alla vigilia della fatidica ora X decretata dall’Enac (l’Ente nazionale dell’aviazione civile): infatti a partire da domani 1° maggio, sarà in vigore il regolamento che disciplina l’uso dei droni (in Italia), per regolamentare un settore che in pochi anni ha conosciuto una espansione quasi senza precedenti.

Ma quella sul regolamento emanato dall’Enac è una questione molto controversa, perché di fatto impone una serie di autorizzazioni complesse e costose, che rischiano di frenare l’iniziativa di quei piccoli imprenditori che si erano ritagliati un piccolo spazio commerciale nel Paese. La storia (a lieto fine) che vogliamo raccontarvi è quella di Raphael Pirker, un imprenditore austriaco che vive ad Hong Kong che, grazie ad un ingaggio per la realizzazione di uno spot promozionale ottenuto per conto della Università della Virginia, si è reso protagonista con il suo aliante Ritewing Zephyr di 4 chili e mezzo di peso di una serie di ardite e spettacolari riprese video e foto aeree su New York che gli sono scostate una multa di 10 mila dollari dalla FAA (Federal Aviation Administration) per sorvolo considerato pericoloso e imprudente e per di più senza un’apposita autorizzazione.

La questione si è conclusa in tribunale con una causa legale durata circa tre anni, e a finire nel mirino del filmmaker di origine austriaca, oltre alla FAA, c’è stata anche la National Transportation Safety Board (NTSB), agenzia federale indipendente incaricata dal Congresso degli Sati Uniti per investigare ogni incidente aereo civile, marittimo e nel trasporto terrestre. Alla fine, fra opposizioni e carte bollate, la sentenza del giudice del 6 marzo scorso, ha dato ragione a Pirker, titolare della TBS Avionica nel quartiere Kwun Tong di Hong Kong, perché non essendoci ancora un regolamento federale chiaro e preciso relativamente all’utilizzo dei droni per fini commerciali, il giudice Patrick Geraghty, ha ritenuto illegittima la posizione della FAA e quindi discriminatoria (solo per velivoli commerciali) l’interpretazione della norma applicata dall’Amministrazione federale dell’Aviazione americana le cui linee guida risalirebbero al 2007 secondo un regolamento che non faceva distinzione fra un normale aereo civile per servizio passeggeri e un velivolo UAV (Unmanned Aerial Vehicle). Infatti, sia in territorio americano che all’estero, la politica sui droni della FAA è stata sempre indirizzata ad un uso di questi velivoli in ambito militare, dell’intelligence e delle forze dell’ordine, bloccando invece l’utilizzo per fini commerciale (e per quanto riguarda le numerose applicazioni civili degli APR) a soggetti privati.

«Condivido la regolamentazione e gli sforzi che sta facendo la Francia e l’Australia per quanto concerne l’individuazione di norme distintive e specifiche relativamente al peso dei droni che si vogliono omologare per l’autorizzazione al volo. È assurdo che si mettano sullo stesso piano – continua Pirker – velivoli che hanno differenze di peso abissali l’uno dall’altro. È giusto che si giunca ad una regolamentazione sui droni commerciali, secondo linee guida che trovino una giusta applicazione e che non siano alla stregua di brevetto di volo di un normale pilota civile di aeromobili!».

NEGLI STATI UNITI, E NON SOLO, UN MERCATO IN PIENA ESPANSIONE

Una vittoria legale, quella ottenuta da Raphael Pirker dalla Corte Federale, che potrebbe spianare la strada ai droni per il settore commerciale (Amazon in testa che nel dicembre scorso aveva annunciato le consegne con i droni) che vale qualcosa come 100 mila posti di lavoro solo negli Stati Uniti e 80 miliardi di dollari di attività per il prossimo decennio. Intanto è dato per certo che entro il 2015 nel “portfolio FAA” c’è l’integrazione dei UAS/UAV militari (in Italia denominati APR) nello spazio aereo comune degli Usa. Una fetta di mercato, quella dei droni, in netta concorrenza con l’Industria aeronautica che vede come una reale minaccia la nuova sfida lanciata dai piccoli velivoli a propulsione elettrica a pilotaggio remoto per quelle attività commerciali una volta esclusivamente appannaggio del settore aereo. Di quanto sia grande e importante sviluppare le applicazioni dei droni nell’ottica dello sviluppo economico per quanto riguarda i Servizi a supporto delle attività sociali, lo hanno capito a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dove il governo ha messo a punto un piano per cui entro un anno, sarà possibile il trasferimento e la distribuzione di patenti di guida, passaporti e quant’altro proprio con un servizio aereo a pilotaggio remoto eseguito da piccoli droni che potranno atterrare sugli eliporti degli avveniristici edifici che dominano le città che si affacciano sul Golfo Persico.

Una vittoria legale che potrebbe spianare la strada ai droni:

Questa situazione (tragicomica) che è il riflesso della situazione politica che attraversa un paese che affoga nella corruzione e nell’ipocrisia, non può impedirci di riflettere su un metodo che, visto il difficile momento di congiuntura economica del paese, blocca tutte quelle piccole iniziative imprenditoriali che sono nate attorno all’uso dei droni. Sembrerebbe che con la scusa della sicurezza certe istituzioni vogliano imporre regole onerose e poco chiare, ad una generazione di nuovi operatori del settore che hanno investito anche importanti somme di denaro nell’ottica di un nuovo lavoro professionale. Il fatto che in Italia vi sia solo una società che ha ottenuto la certificazione per i propri droni fa nascere qualche dubbio e spiana la strada ad una lunga serie di riflessioni sul caso. La situazione indigesta e controversa che ha creato l’Enac, ipotizzerebbe il fatto che si voglia fare piazza pulita di una potenziale concorrenza fatta di piccoli imprenditori e professionisti del settore, appannaggio, invece, di un pugno (forse meno) di aziende che saranno abilitate al volo, e quindi certificate per poter partecipare a gare d’appalto e quant’altro utile a creare business in un settore in piena crescita che comincia a far gola a molte multinazionali. Diversamente, invece, si sarebbe optato per una strada più “morbida” che tenesse conto della realtà contingente, considerando l’ipotesi di una normativa più accessibile in considerazione del tipo di utente e, soprattutto, con una politica di regolarizzazione formativa per coloro che volessero mettersi in regola senza un dispendio di denaro e di energia per certi versi sproporzionato e condivisibile con le linee guida di un vero brevetto di volo di pilota dell’aeronautica civile!

Massimo Manfregola

L’articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2014

Gofly

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Massimo Manfregola è un giornalista con esperienze nel campo della comunicazione della carta stampata e della televisione. È specializzato nei settori del giornalismo motoristico, con una particolare passione per l’approfondimento di tematiche legate all’arte e alle politiche sociali.
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