I volti della scienza per la prima volta esposti al Labirinto della Masone

feb 23, 2016 No Comments by

PARMA – I ritratti degli scienzati dell’antichità rappresentano un curioso interesse per gli amanti della scienza e della cultura. Una ricca e inedita collezione di ritratti ad acquarello dei grandi botanici e naturalisti della storia, esposti per la prima volta al Labirinto della Masone (dal 20 febbario al 25 marzo), a cura di Donatella Biagi Maino con la collaborazione dell’Università di Bologna e del Museo di Storia Naturale di Parma.

Il complesso del Labirinto della Masone di Fontanellato, in provincia di Parma, è nato dalla passione di di Franco Maria Ricci per la botanica, l’arte, l’editoria, come luogo culturale d’eccellenza in Italia, una galleria d’arte dove è esposta la sua collezione di magnifici dipinti, sculture, object d’art dei più preziosi e singolari, la biblioteca, che accoglie i testi da lui editi e la collezione, la più completa, delle pubblicazioni di Giambattista Bodoni, e uno spazio destinato ad esposizioni temporanee.

Il libro «Gaetano Gandolfi» I volti della scienza nella Pinacotheca Bassiana di Bologna 176 pagine, 68 riproduzioni a colori di acquerelli, formato 17 x 24 cm, prefazione di Francesco Ubertini, testi di Donatella Biagi Maino

Il libro «Gaetano Gandolfi» I volti della scienza nella Pinacotheca Bassiana di Bologna
176 pagine, 68 riproduzioni a colori di acquerelli, formato 17 x 24 cm, prefazione di Francesco Ubertini, testi di Donatella Biagi Maino

La raccolta delle opere sono di proprietà dell’Università di Bologna, simbolo della cultura e del sapere della tradizione italiana, che le custodisce da più di due secoli. Solo grazie al mecenatismo di un editore amante delle belle arti questo inedito patrimonio può essere messo ora a disposizione degli studiosi e del grande pubblico.

Dedicata alla Pinacotheca Bassiana, una iconoteca a tema creata da un formidabile botanico, Ferdinando Bassi, che negli anni sessanta del Settecento ebbe l’idea di onorare l’Istituto delle Scienze di Bologna, una delle più prestigiose e attive istituzioni culturali europee, che nel suo seno comprendeva l’Accademia delle Scienze e quella dedicata alle arti del disegno, l’Accademia Clementina, facendo eseguire su fogli di misure analoghe e a penna e acquerello ritratti di illustri in re botanica scriptorum, dal principe della disciplina nel Settecento, Linneo, a Duhamel de Monceau, al D’Arginville, al Pontedera, tutti corrispondenti del bolognese con cui scambiarono scoperte, informazioni e semi, ai grandi predecessori, Teofrasto, Dioscoride, Virgilio, passando per i geni del Cinque-Seicento, Mattioli, de Tournefort, il Lusitano. Attraverso le immagini, hanno realizzato la mappa della conoscenza del sapere scientifico, medico-farmaceutico-biologico, alla metà del secolo dei Lumi, l’epoca della sistematizzandone delle conoscenze.

L’importanza di questa collezione, che alla scomparsa del Bassi nel 1774 fu acquisita dall’Istituto e, attraversando pressoché indenne le tempeste napoleoniche, il passaggio dall’Orto Botanico di San Giuliano, luogo destinato, alla sede della nuova Accademia Pontificia di Belle Arti è il ritorno alla primitiva e corretta sistemazione, consiste, è evidente, nel suo essere documento di un clima culturale e di un momento storico fervidissimi, episodio della fiducia del savant nel progresso e nell’umanità: a celebrare la scienza attraverso i protagonisti concorsero molti intellettuali che fornirono al Bassi immagini, incisioni o disegni, con le effigi dei prescelti, affinché potessero essere ritratti con verosimiglianza gli scienziati.

autoritratto_Gaetano_Gandolfi

Il ritratto di Gaetano Gandolfi in età anziana. Incisione eseguita su disegno di Giuseppe Ramenghi. Nasceva a S. Matteo della Decima (Bologna), nel 1734. Adolescente raggiungeva a Bologna il fratello Ubaldo, per dedicarsi anch’egli agli studi artistici. Fu allievo di Ercole Lelli, scultore ed anatomista, e di Felice Torelli. Iscritto all’accademia Clementina si segnalò vincendo con raffinati rilievi numerosi premi Marsigli e con nudi d’accademia diversi premi Fiori. Moriva a Bologna il 20 giugno 1802

Gli artisti coinvolti erano, come è logico, dell’Accademia Clementina, sorella di quella delle Scienze cui il botanico apparteneva; pittori della generazione del nostro, Vittorio Bigari, Domenico Maria Fratta, Giuseppe Varotti, Mariano Collina e i loro allievi, Jacopo Alessandro Calvi, Emilio Manfredi, Angelo Ferri e infine Ubaldo e soprattutto Gaetano Gandolfi, che presto si impose per l’eccellenza della sua tecnica e della strepitosa fantasia. Non è un caso se, su 138 ritratti esposti, ben 68 portano la sua firma. Come nessun altro seppe corrispondere alla attese del Bassi, travestendo di realtà i modelli, spesso molto modesti se non miserrimi, che gli erano sottoposti; si resta stupiti a verificare come sia stato in grado di infondere vivacità e verità di vita ai volti che con abilità superba effigiò molteplici, in tutto adeguandosi ai caratteri distintivi del personaggio per garantirne la riconoscibilità, ma intervenendo con pochi tratti d’autonomia, soprattutto nella definizione dello sguardo, al fine di offrirci una galleria di filosofi, fissare nel tempo l’immagine del sapiente nell’età dei lumi. Non solo: rifacendosi alla tradizione cinque-seicentesca dei più scelti esempi librari ha decorato gran parte dei suoi ritratti con gli oggetti di natura che erano stati studiati dal personaggio effigiato, con una precisione da scienziato nel riprodurre conchiglie, farfalle, serpenti, fiori, frutti, invertebrati, mosche, pulci… certo con l’ausilio del microscopio, ma anche figure femminili quali melusine, sirene, e poi cani, bellissimi levrieri, aquile e, nel ritratto di Ulisse Aldrovandi, un mostro dagli occhi enormi, a creare immagini stupefacenti anche per la commistione di elementi in linea con i più alti raggiungimenti dell’epoca e gli studi di fisiognomica e reviviscenze rococò, nell’eleganza dei serti di fiori e bizzarrie quali le coppie di pesci trattenute da nastri.

Furono queste cornici scientifiche a colpire Luigi Lanzi, in visita a Bologna, che nell’edizione del 1809 della Storia Pittorica stese un sintetico ritratto di Gaetano Gandolfi citando tali meraviglie della natura tra le opere più commendevoli della sua opera; una traccia per scoprire presso l’Orto Botanico bolognese, oggi sito in via Irnerio, la strepitosa Pinacotheca Bassiana, salvata dai danni della guerra perché ricoverata negli interrati dell’edificio dove fu ritrovata da un botanico amante dell’arte, Nello Bagni, che volle far restaurare i disegni e porli in sicurezza in una camera blindata, dove furono riconosciute da Donatella Biagi Maino nel corso delle sue ricerche sul pittore. «Da tempo provavo a far conoscere la collezione da me studiata, con esiti non felici – sottolinea la professoressa Biagi Maiono, dell’Università di Bologna – ; ci voleva la passione di un amante della botanica, del libro e della pittura, Franco Maria Ricci, per mettersi in gioco e decidere di allestire una mostra dedicata ai ritratti del solo Gaetano, con accanto gli antichi tomi che gli servirono di traccia entro l’abbraccio suggestivo di centinaia di piante di bambù: arte, editoria e botanica, le passioni fortissime del grande Bassi».

mas.man.

23/2/2016

Nell’immagine di copertina, ritratti stampati nel libro Storia dell’Accademia Clementina. Vi vengono descritte le vite di 60 pittori, scultori ed architetti membri dell’Accademia ed è una miniera di aneddoti biografici e una fonte notevole per la storia dell’arte.

Credits: approfondimenti di Donatella Biagi Maino/Storia dell’Arte

www.labirintodifrancomariaricci.it

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