Guerra e droga fra i militari italiani in Afghanistan: la Difesa minaccia querele alle Iene

ott 12, 2016 No Comments by

ROMA – È proprio il caso di dire che lo Stato maggiore della Difesa italiana è sul piede di guerra dopo quanto è andato in onda ieri sera su Italia 1 nel programma “Le Iene“.  Marco Maisano, il protgonista del servizio incriminato, ha denunciato presunti coinvolgimenti di militari italiani in un giro di droga nel corso delle missioni militari dei nostri contingenti in Afghanistan, terra dove le piantagioni di oppio sono al primo posto dell’economia del martoriato paese dei talebani, soprattutto dopo che le politiche di eradicazioni di questa coltura sono state abbandonate dal governo locale.

Il frammento di una immagine del servizio di Marco Maisano nel programma Le Iene

Il frammento di una immagine del clamoroso servizio di Marco Maisano nel programma “Le Iene” di ieri sera

Secondo alcune ammissioni di presunti militari che facevano servizio in Afghanistan, il consumo di droga pare fosse un fatto abituale fra i vari contingenti nazionali presenti sul posto, anche perché è possibile acquistarla a buon mercato. Nell’intervista c’è anche chi afferma che non di rado la droga veniva importata in Italia dagli stessi militari che potevano imboscarla facilmente sui voli militari a loro riservati.

La reazione dello Stato maggiore della Difesa non si è fatta attendere al punto che minaccia querele nei confronti dell’autore del servizio così come si riporta fedelmente nel comunicato stampa che è stato diramato e che pubblichiamo integralmente:

Le piantagioni di oppio in Afghanistan

Le piantagioni di oppio in Afghanistan

In merito al servizio “Droga e militari italiani in Afghanistan”, andato in onda nella puntata dell’11 ottobre delle “Iene”, lo Stato Maggiore della Difesa smentisce categoricamente quanto riportato, poiché frutto di illazioni e notizie false che gettano discredito sulle Forze Armate.

In particolare, quanto dichiarato dal presunto militare è smentito dal fatto che tutto il personale militare, di ogni categoria e grado, in missione e in Patria, viene obbligatoriamente sottoposto a controlli periodici volti ad individuare l’eventuale uso, anche occasionale, di sostanze stupefacenti. Laddove vi siano stati riscontri positivi, le Forze Armate, ribadendo la propria politica di “tolleranza zero”, hanno perseguito i singoli, avviando con immediatezza tutte le previste procedure giudiziarie, disciplinari e sanitarie. L’affermazione di supposte connivenze tra commilitoni e comandanti, inoltre, è totalmente infondata: in operazioni ad alto rischio, la sicurezza e l’incolumità di ciascun militare, infatti, dipendono dalla lucidità e dalla pronta reattività di ogni collega e, quindi, nessuno tollererebbe la vicinanza di chi abbia capacità psicofisiche alterate dall’uso di sostanze stupefacenti.

Le affermazioni del sedicente Ufficiale dell’Aeronautica, invece, sono sconfessate dai controlli obbligatori presso gli aeroporti di partenza e di arrivo, effettuati dall’Arma dei Carabinieri. Tali controlli sono finalizzati a verificare l’osservanza dei vincoli di sicurezza imposti dall’autorità internazionale per il trasporto aereo e il rispetto delle norme doganali. La validità di tale sistema è dimostrata anche dal rinvenimento di modesti quantitativi di marijuana nelle canne di una decina di fucili. Il fatto è stato scoperto grazie a questi controlli e denunciato proprio dalle autorità militari, ma l’autore del servizio, nel riferire l’evento, ha strumentalmente omesso questa informazione.afghanistan46

Per quanto riguarda il personale civile che lavora all’interno delle basi nazionali all’estero, anch’esso viene quotidianamente sottoposto a stringenti controlli di sicurezza, tanto all’ingresso quanto all’uscita, da parte del personale militare di vigilanza e dei Carabinieri, nonché monitorato da un punto di vista sanitario: è pertanto fortemente improbabile che sostanze stupefacenti possano essere introdotte con facilità – come invece si afferma nel servizio – all’interno delle nostre basi.

Lo Stato Maggiore della Difesa si riserva pertanto di adire le vie legali nei confronti dell’autore del servizio, al fine di salvaguardare il buon nome e l’immagine di tutti quei militari che, pur tra innumerevoli difficoltà e sacrifici personali, adempiono quotidianamente il loro dovere con onore e disciplina, lontano dalle luci della ribalta.

Credits: Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione SMD

Massimo Manfregola – giornalista

12/10/2016

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Massimo Manfregola è un giornalista con esperienze nel campo della comunicazione della carta stampata e della televisione. È specializzato nei settori del giornalismo motoristico, con una particolare passione per l’approfondimento di tematiche legate all’arte e alle politiche sociali.
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