Dopo il coronavirus nulla sarà più come prima

mar 12, 2020 No Comments by

ROMA – L’Italia del coronavirus è uno stivale isolato nel Mediterraneo. Un virus invisibile ha destabilizzato il Paese, riesce a far tremare i mercati, a cambiare gli stili di vita e lo stato d’animo degli italiani che adesso hanno paura. La quotidianità viene vissuta con il timore di essere contagiati da una epidemia che corre veloce, e che  –  situazione drammatica – trova fra alcune fasce della popolazione, quella dei più giovani soprattutto, delle sacche di stupida incoscienza, retaggio di un nichilismo nei confronti delle regole e di una società civile bersagliata da finti miti e da un liberismo senza precedenti, che proprio in questo difficile momento desta a dir poco sconforto. La lista dei deceduti “con” e “per” il covid-19, uno dei ceppi più aggressivi dell’influenza coronavirus, è una conta con il segno positivo che si aggiorna tragicamente di giorno in giorno. Una lunga lista che si rinnova di ora in ora.coronavirus

L’appuntamento pomeridiano delle 18, l’ormai consueto collegamento televisivo con l’aggiornamento della protezione civile ricorda quello di Radio Londra, ai tempi della seconda Grande guerra, in cui tutte le famiglie si stringevano attorno alla radio per i programmi radiofonici trasmessi dalla BBC e indirizzati alle popolazioni europee continentali. Il virus c’è ma non si vede. E lo sanno bene i cittadini di Codogno, l’epicentro del primo focolaio dell’epidemia italiana, scoppiato come un ordigno nelle mani della popolazione locale e di quei sanitari che hanno dovuto fare i conti con una emergenza epocale prevista e poi improvvisata, a causa di un governo che aveva confuso il presunto razzismo, verso i primi contagiati provenienti dalla Cina da una “normale infleuenza”, con gli appelli di chi auspicava (giustamente) controlli più rigidi alle frontiere.corona_virus

Sono loro, medici e infermieri, portantini e volontari della protezione civile assieme alle forze dell’ordine, gli eroi di questa sciagura. Lavorano senza sosta sotto una pressione che lievita di ora in ora come in una caldaia di un vecchio locomotore. Sono duqnue in riserva d’ossigeno assieme ai tanti pazienti ricoverati in terapia intensiva e intubati a causa di un virus capace di espugnare le nostre difese immunitarie e di prendere d’assalto gli alveoli polmonari, così che in poche ore la vita viene appesa ad un filo. Un virus che non fa sconti a nessuno, e che nel suo essere spietato incarna una carica virale maledettamente “democratica” e trasversale. Nessuno può sottrarsi al contagio: sportivi, giornalisti, idoli dello spettacolo.

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Jean-Claude Juncker è stato presidente della Commissione europea dal 2014 al 2019

È l’altra faccia della medaglia della globalizzazione, quella fomentata e nutrita dalla finanza più perversa, speculativa e disinibita della nostra epoca. Abbiamo sognato una Europa unita, senza muri e senza barriere. Ma il contagio del coronavirus ci ha resi consapoveli che non è l’abito che fa il monaco, perché se è vero che le vecchie frontiere sono state superate, gli egoismi fra stati e culture europee ristagnano in una Europa che non è credibile. Sarebbe stato più saggio e coerente pianificare norme e tutele comunitarie paritetiche fra gli stati membri; leggi e strategie comuni nell’interesse e nel rispetto delle singole governance; invece che imporre una moneta unica in contesti economici ed industriali diversissimi e antitetici tra loro. Pensare a protocolli sanitari omogenei prima di abolire quelle frontiere che adesso rendono vulnerabili solo quegli stati come l’Italia, che hanno spostato il confine europeo sulle coste delle proprie regioni.

Aspetto spettrale nella centralissima Milano dove le strade sono deserte a causa dell'infezione

Aspetto spettrale nella centralissima Milano dove le strade sono deserte a causa dell’infezione

Questa calamità può (e deve) diventare una opportunità per il nostro made in Italy e per il nostro sistema industriale, anche perché dovranno essere rivisti tutti i protocolli sanitari e contrattuali internazionali per i rapporti delle aziende con paesi come Cina e India. Alla faccia di una finta green-economy, tanto esaltata da quelle correnti globaliste che fanno rima con speculazione e sfruttamento di massa. Quindi basta con questa forma assurda del “libero mercato” che in soldoni significa concorrenza sleale e sfruttamento del lavoro: con gente sottopagata e sfruttata all’nverosimile, appena responsabili di vivere in ambienti con strutture igienico-sanitarie da terzo mondo! Basta con le agende politiche scritte dalle banche e sottoscritte dai governi sempre più ricattati dal debito procapite. La politica si riappropri del suo ruolo e si sostituisca agli speculatori finanziari di questa fantomatica Unione europea di stati membri. Il Paese ha estremo bisogno di politici che sostengano gli interessi del Paese attraverso governi rappresentativi del consenso democratico nazionale e popolare. Solo adesso constatiamo quanto sia critico avere una sanità costretta a lavorare con risorse inadeguate; fondi tagliati di netto per decine di miliardi di euro, soprattutto dai governi di sinistra, decretando di fatto, e a macchia di leopardo, la chiusura di interi reparti e ospedali anche di eccellenza nazionale.

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Ci siamo accorti solo ora, con il fiatone sul collo di una epidemia che si diffonde più veloce di quanto possa fare l’acqua in un cappello di paglia, e con i reparti di malattia intesiva che scoppiano di emergenze. Persino trovare delle semplici mascherine sanitarie è diventato un lusso e un problema; anche per una nazione che per anni è stata una delle prime potenze industrializzate a livello mondiale. Molti governi hanno vissuto di rendita, alle spalle dei cittadini sempre più vessati, nascondendosi dietro il pietoso mantra di “ce lo chiede l’Europa”. In questo momento ci siamo accorti che non esiste nessuna Europa in grado di fornirci mascherine, assistenza o di preziosissime macchine per la respirazione automatica indispensabili per salvare vite umane in una emergenza che ci lascia sospesi.

Dopo ogni temporale ci sarà il sereno. E statene certi, nulla sarà come prima.

Massimo Manfregola  – giornalista -

12/3/2020

Siamo in grave emergenza sanitaria e ognuno deve collaborare, l’appello che può salvare una vita:

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Massimo Manfregola è un giornalista con esperienze nel campo della comunicazione della carta stampata e della televisione. È specializzato nei settori del giornalismo motoristico, con una particolare passione per l’approfondimento di tematiche legate all’arte e alle politiche sociali.
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